Così fragili, così vere: conquista il pubblico “Anime Fragili” di Nuccio Cantamutto

"Cattura il pubblico che non molla l’attenzione dall’inizio alla fine, “Anime Fragili “ pièce di cui è regista Nuccio Cantamutto, marchio di fabbrica che non delude mai le aspettative,affiancato in questo lavoro da una giovane aiuto regista: Maria Virginia Aprile.

E’ in scena per le ultime due repliche venerdì 19 e sabato 20 ottobre alle 21 al Teatro del Marchesato di piazza Vineis 11, sul palcoscenico creato oltre 30 anni fa grazie alla spinta e all’azione del regista, decenni di vita artistica alle spalle in questo ambito, una incrollabile passione per il teatro.

Cantamutto, grande perfezionista, ha regalato una regia sapiente e sottile alle prese con una materia delicata e tenue “A volte leggi e vedi delle storie che ti lasciano qualcosa e un bel giorno ti siedi a tavolino e incominci nel non facile lavoro di trasposizione in scena, dove devi guidare i protagonisti per due ore davanti al pubblico, guardandoli e riguardandoli, dalla recitazione al modo di muoversi, a come posano un oggetto di casa.” 

Una stanza di casa, una famiglia è l’habitat dove si gioca questa classica tragedia umana. “Ognuno, come nella vita reale ha bisogni e desideri, pensa di fare delle cose, ma poi ne fa altre”.

Una  famiglia sgretolata dall’abbandono del padre, in cui la madre Marlene, interpretata da Paola Barbero, con una forza espressiva che diventa elemento forte del testo, è sola a gestire i suoi due figli Karl e Sophie.

L’attrice restituisce la vasta gamma espressiva di Marlene: ansie, gioiosità e disgusti, come la vitalità disperata che insegue un futuro radioso non più raggiungibile, avendo alle spalle un passato dorato vissuto.

A tutto tondo si cala nel personaggio esagerato, possessivo, ma anche amoroso e coraggioso nel mantenere alta la voglia di vivere. I due figli Karl e  Sophie la rifiutano, consci di esserne strumenti.

Sophie è la giovane figlia eterea e sfuggente, dall’età indefinibile e dai comportamenti infantili, che una malformazione alla gamba rende zoppicante, portandola alla timidezza e alla introversione. I tratti li scolpisce con profondità e bravura, movenze lievi e luminosità “di interni” Maria Ludovica Aprile.

Per questa figlia complessata la madre pensa ad un futuro di felicità, con marito e figli, ma il destino non l’ accontenta. E, il pubblico che segue il dipanarsi del dramma, condotto con ritmo dal regista, si ritrova emotivamente coinvolto nel quadro finale e nello sguardo tragico di madre e figlia, il sigillo che chiude la riflessione sul contrasto tra realtà e illusione.

Colpisce nella pièce l’intensità del rapporto conflittuale tra la madre dispotico-ossessiva e il figlio Karl (Angelo Aimar ad una prima in palcoscenico ben riuscita) scontento di un’esistenza poco appagante, tormentato dall’incertezza del futuro e dalle regole imposte dalla genitrice, da cui cerca ogni sera di evadere.

Una conflittualità resa vera e incisiva in scena dai due protagonisti che nella realtà sono madre e figlio.

Personaggi delicatissimi, basta pochissimo per mandarli in frantumi: è metafora del fragile mondo immaginario, la piccola bambola della collezione che Sophie dona all’amico del fratello: Jan ( Samuele Giordano ne rende con eleganza i modi garbati e la moralità) infranto dal passo falso di lui, nel ballo che resterà impresso nella memoria della giovane.

Completano il cast  Giorgio Lusso (il custode Gustav) e Maria Virginia Aprile , la postina. Per la parte tecnica: Franco Carletti, tecnico luci e audio, Daniela Roasio, costumista, Giorgio Lusso, scenografo, e Maria Virginia Aprile, aiuto regista.

 

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