Saluzzo, al Teatro del Marchesato il “Sistema” che regala risate spensierate

Successo della pièce, rilettura de “Il Sistema Ribadier".

Ultime due repliche venerdì 14 e sabato 15 dicembre al teatro di piazza Vineis.

Registi Ugo Rizzato e Valter Scarafia, in scena il cast della Compagnia Fuori Testo.

Libero adattamento del vaudeville di Feydeau. 

 

Regala risate e spensieratezza al Teatro del Marchesato "Il Sistema Ribadier" noto vaudeville di Feydeau e Hennequin, riscritto e concentrato in due agilissimi atti dai registi Valter Scarafia e Ugo Rizzato, quest’ultimo anche autore dell’adattamento e in scena nei panni del diabolico Eugène Ribadier, panni cuciti addosso e personalizzati dalla sua vis comica.

La bravura traversale del cast, i sei attori della Compagnia "Fuori Testo", come l’energia effervescente del protagonista che regge per due ore il ritmo della scena e le acrobazie delle battute a raffica, hanno meritato applausi a scena aperta del pubblico (un pienone tutte le sere). Intervallato ai battimani, l’applauso vocale ad personam “bravo Ugo”.

La commedia va in scena per le ultime due repliche, sul palco di piazza Vineis 11, domani, venerdì 14 e sabato 15 dicembre alle 21. 

La storia è quella di Madame Angèle, moglie in seconde nozze di Ribadier perfettamente interpretata da Gabriella Molineri che appare come ritratto femminile di malinconica bellezza, uscito dalla tela di Modigliani, dipinta nella Bell’Epoque parigina, dove è ambientata l’opera, ombreggiata dai segni di una gelosia morbosa.

Una ossessione che l’attrice esterna con grande efficacia, facendola spaziare nella gamma di sentimenti che vanno dalla gelosia alla rabbia, ad una dolcezza disarmante, dall’insicurezza alla capacità di armarsi nella situazione, con una forza che alleggerisce e rende divertente il tema.

La gelosia invadente è l’eredità lasciatole dal primo marito Monsieur Robineau, che si scatena sul nuovo consorte, effettivamente fedigrafo, portandola a dubitare di tutto e di tutti.

Ma Ribadier ha un metodo “scientifico” che gli permette di continuare la vita di donnaiolo: l’ipnosi. Peccato che lo sveli ad un amico di vecchia data di Angèle: Aristide Thommereux console a Batavia, innamorato perdutamente di lei, che credendola vedova si ripresenta per chiederla in sposa.

Aristide è Lionello Nardo, in forma e completamente a suo agio negli abiti e nello stile del console, spassoso nell’approccio con l’amata, spassoso con Rizzato, nella scena in cui sono accomunati a fotocopia dalle stesse espressioni verbali e gestuali di fronte alla confessione piccante di Angèle, che travasa un po’ della sua gelosia nei due uomini.

Jean-Baptiste Savinet, marito dell’amante di Ribadier, commerciante di vini, irrompe in scena rumorosamente, ben caratterizzato da Marino Galizio  nell’alternarsi di sentimenti che lo guidano: malgrado il rancore per il tradimento, si manterrà più devoto alla professione, riuscendo a rifilare a Ribadier una cassa di vini pregiati.

Apprezzata dal pubblico la bravura dei due allievi del corso di formazione del Tdm: Isabella Signorile nel personaggio della serva Sophie e Sebastiano Testa nei panni di Gusman lo stallier. 

Il cast tecnico oltre  alle firme del binomio alla regia: Valter Scarafia-Ugo Rizzato, si compone di Franco Carletti per luci e suoni, mentre i costumi sono curati da Daniela Roasio.

 

Vilma Brignone

 

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