La Compagnia La Scossa regala la bellezza e la morale del racconto di Gogol

Al civico di Busca, sabato 16 febbraio, il Cappotto, dopo il successo sul palcoscenico del Teatro del Marchesato di Saluzzo.

Lo spettacolo di Busca a favore dell’Associazione Volontari dell'Annunziata

 

Varrebbe la pena di leggere o di rileggere “I Racconti di Pietroburgo” e in particolare "Il Cappotto" di Nicolaj Gogol. Per gli spettatori del Teatro del Marchesato nelle sette sere di spettacolo appena concluse, lo hanno fatto il regista Valerio Dell’Anna e gli attori della sua Compagnia La Scossa, proponendo l’adattamento in due tempi di un classico della letteratura mondiale, dalla morale inossidabile.

 

Cosa ha apprezzato il pubblico? Sicuramente la scelta dell’opera per ciò che porta alla riflessione, ma soprattutto la bellezza di entrare in una trama cosi intensa, tra le pieghe psicologiche tenere e crudeli, attraverso linguaggi scenici concettualmente ben incastonati.

 

Uno spettacolo costruito con cura, dalla forma teatrale giocata tra sfondi e primi piani, con l’alternanza della voce fuoricampo di Dell’Anna, intrisa dello “spirito” di Gogol come di atmosfera pietroburghese e dei campi aperti sulle personificazione degli attori, chiusi in quadri netti e contemporanei, dove ognuno caratterizza la propria mania, meschinità, idea  del mondo, seriamente concentrato e con dedizione all’opera. Un bravo diffuso al cast.

Ottima interpretazione della protagonista Tiziana Rimondotto: una figura femminile perché lo spettacolo è “traditore” rispetto all’originale di Gogol.

Non il povero Akakij, copista che ricopia in bella grafia i testi altrui, ma Elsa, una ricamatrice, una donna semplice, innocente, maltrattata che, come tanti ieri e oggi, indossa il marchio dell’ invisibilità sociale e della frustrazione.

Una scelta per ragioni di cast, ha spiegato il regista, ma in ogni caso azzeccata, come lo sono altri personaggi inventati che sostengono il senso della morale e il sarto Basilio, cucito addosso al regista-attore.

Un cappotto nuovo è un’autentica luce nel grigiore della vita di Elsa.

La illumina, le conferisce autostima e sicurezza, le dà prestigio agli occhi degli altri. Ma una vile rapina glielo sottrae. Il desiderio di riaverlo diventa l’unico obiettivo della sua follia, anche oltre la morte. Riappare fantasma nella efficace suggestione finale del lavoro.

Un fantasma leggero come una ballerina, come lieve è stata Elsa sulla terra, ma determinato come un rapace a riprendersi l’oggetto del desiderio, nella città grigia che è Pietroburgo, come Milano o Torino, dove anonime sagome di passanti, camminano e trafficano lungo il filo della storia, presenze sfumate, ma evidenti.

“Quello che ho cercato di conservare è la morale di fondo del racconto: un cappotto ti può fare felice o infelice, ti può guadagnare almeno l’attenzione di chi ti conosce, la sua perdita è una sciagura. In un tempo come il nostro in cui l’apparire e il comparire sembra vitale più che lo stesso “essere” il racconto di Gogol manifesta il suo profilo perpetuo".

 

http://www.targatocn.it/2019/02/14/leggi-notizia/argomenti/eventi/articolo/la-compagnia-la-scossa-regala-la-bellezza-e-la-morale-del-racconto-di-gogol.html?fbclid=IwAR0vi1w8UR5LojdjDBo5mUBYMdkP9yRjEcOaGt1qyPvf04MNG0wYO_fyvgg

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