Gennaio 2026

DOPPIO APPUNTAMENTO CON IL TEATRO!


Parenti serpenti

Sabato 18 Gennaio / Domenica 18 Gennaio - ore 21.00

Una anziana coppia di coniugi, nonna Trieste (donna di casa ancora in gamba ma col timore dell’imminente vecchiaia) e nonno Saverio (carabiniere in pensione che già inizia invece a manifestare evidenti sintomi di demenza senile), invitano per le festività natalizie, com’è da sempre loro consuetudine, i figli con le rispettive famiglie.

La grande famiglia al completo trascorre così, tra apparente serenità e malcelati malumori, i giorni precedenti il Natale.

La situazione svela però tutti i reali contrasti tra i quattro fratelli e sorelle, nonché i rispettivi cognati e cognate, dal momento in cui nonna Trieste dà loro il fatidico annuncio: non se la sente più di vivere da sola col marito e chiede ai figli di ospitarli a vivere con loro. Nonna Trieste pone però una condizione imprescindibile: lei e nonno Saverio non vogliono però fare i “pacchi postali” vivendo un po’ qua e un po’ là, quindi lasciano ai figli la scelta su chi vorrà ospitarli. A chi li accoglierà verrà lasciata la casa in cui i due anziani vivono e metà della loro pensione. Ma questo non subito: attenderanno la primavera e la decisione definitiva circa la destinazione.

Questa inaspettata richiesta, un vero fulmine a ciel sereno, scatena una lotta feroce tra i figli e le loro famiglie: nessuno vuole che la propria tranquillità venga in qualche modo “disturbata” dalla presenza dei due non così graditi ospiti.

 

BREVI NOTE DI REGIA

Il copione teatrale, scritto da Carmine Amoroso e ispirato ad un fatto realmente accaduto, con lo stesso titolo dà vita nel 1992 al film diretto da Mario Monicelli, che da subito diventa un classico del cinema italiano.

La versione teatrale di questo lavoro, così come il film, in un crescendo esponenziale mette a nudo in modo grottesco prima e crudele poi, il perbenismo e l’ipocrisia che molte volte sottendono ai rapporti familiari, fino a giungere all’aberrante finale in cui l’assassinio travestito da tragedia chiude il sipario sulle miserie della condizione umana.

La chiave di lettura che L’Officina Culturale ha voluto usare, pur rimanendo fedele ai contenuti dell’opera originale ha portato ad “asciugare” il testo, ampliando però la caratterizzazione dei personaggi e le dinamiche relazionali, esplicite ed implicite, nelle loro molteplici sfaccettature.

La storia e la struttura drammaturgica portante ben si prestano a questa operazione, che nulla toglie all’opera originaria ma che ne esalta invece l’assoluta attualità, a quasi trent’anni dal suo concepimento.

Abbiamo voluto realizzare un lavoro che, grazie alla parabola evolutiva dei registri recitativi e l’introduzione di nuovi elementi di regia, accompagni lo spettatore in una sorta di viaggio, una metamorfosi che dalla leggerezza iniziale, passando attraverso grottesche e malcelate ipocrisie, approda alla crudele ma ineluttabile spietatezza del finale, con un fatale e infausto coup de théâtre non previsto dal testo originale.

Gianluca Vitale e Piero Cognasso

 

Gallery


#LEBEATRICI

Venerdi 23 Gennaio / Sabato 23 Gennaio - ore 21.00

Regia: Lia Tomatis

con Daniela Inglese, Manuela Pellati e Veronica Rossetti.

ATTO UNICO DI 75 minuti circa

 

Quanti modi ci sono per scappare? Quante strade per evadere? “Le Beatrici” sono donne in fuga, ognuna con il suo viaggio e la sua storia da raccontare. Sono personaggi carismatici, a volte estremi: una suora assatanata, una donna ansiosa, una donna in carriera, una donna-lupo; eppure sono personaggi portatori di una grande umanità. In queste donne possiamo riconoscere le nostrestesse debolezze, le nostre stesse fragilità e la stessa forza che dobbiamo tirare fuori per superare gli ostacoli. Ci permettono di ridere di loro perché è di noi che un po’ ridiamo, delle nostre contraddizioni, delle nostre nevrosi e del nostro tempo. “Le Beatrici” nasconde tra la leggerezza delle risate un po’ di quella crudeltà necessaria per porci qualche domanda su di noi e sul nostro mondo.

 

Il linguaggio che Benni utilizza per i suoi personaggi è estremamente vario: da pompose sentenze a vaneggiamenti sessuali, da sfoghi e urla a sussurri sognanti; è un'orchestra , un coro fatto di voci diversissime, a tratti anche dissonanti, pesanti, disturbanti perché altro non sono che il racconto del nostro magmatico mondo.

Le donne di Benni sono raccontate dall'autore in otto monologhi indipendenti tra loro; la scelta della regia in questa messa in scena è stata, seppur senza modificare il testo e la natura autonoma di ogni personaggio, di inserire queste figure in una cornice che permetta loro, qui è là, di incontrarsi e confrontarsi. Ciò che lega le nostre protagoniste e che le porta e ritrovarsi tutte in uno sgabuzzino di una comunità non meglio identificata, è un desiderio di fuga; una evasione, però, non tanto intesa nella sua accezione più fisica (o forse potremmo dire geografica) quanto piuttosto un affrancarsi dagli schemi, dai preconcetti, un desiderio insomma di autodeterminazione, la voglia di decidere chi essere, chi diventare e quindi anche dove andare.

Pur restando all'interno di un piccolo stanzino, i personaggi che scorreranno sotto i nostri occhi inizieranno un viaggio che le porterà non solo a conoscersi, ma soprattutto a costruire sé stesse e una strada che permetterà loro di uscire fuori da quel buio sgabuzzino, che altro non è che la rappresentazione scenica di quelle gabbie mentali e sovrastrutture che ci imponiamo o ci vengono imposte.

La scena è apparentemente un magazzino, un deposito di una comunità, un centro non meglio identificato di cui le donne sono ospiti, pazienti o forse inservienti. Inizialmente lo spettatore potrà pensare che sia effettivamente un luogo reale, ma l'intenzione della messa in scena è di far perdere piano piano fisicità al luogo: verranno alla luce oggetti improbabili, la geografia delle porte potrebbe cambiare da un momento all'altro, i personaggi stessi che in un primo momento sembravano lavorare nella comunità, ci sembrano invece pazienti o di passaggio, c'è persino chi si è perso e non trova più l'uscita. L'obiettivo è creare un effetto di sempre maggiore entropia, fino

allo scioglimento finale che, comunque, non punterà a dare risposte ma a mostrare delle possibilità. In questo turbine di pensieri, colori e personaggi uno degli effetti stranianti che si è scelto di utilizzare è lasciare che siano solo tre attrici ad interpretare tutti i personaggi,

trasformandosi di volta in volta in un gioco anti-identitario e facendo leva, talvolta, anche sull'ambiguità della coscienza o meno del cambiamento: ciò che lo spettatore vede è effettivamente un'altra persona o è uno scherzo del personaggio che vuole confonderci, o più

semplicemente ha deciso, nel suo viaggio di ricerca del sé, di cambiare una volta di più e radicalmente sé stesso?

(TargatoCN)

Gallery


Info e prenotazioni

 

Per prenotazioni:

Tel. 333 697 9063

 

 

Per Info: Teatro del Marchesato al numero telefonico 333 6979063 (anche WhatsApp)

 

 il costo del biglietto per ogni spettacolo è di 10€ intero e 8€ ridotto (sotto ai 18 anni)


Location

Teatro del Marchesato - Piazza Vineis, 11 - Saluzzo (CN)

Il contenuto di Google Maps non è mostrato a causa delle attuali impostazioni dei tuoi cookie. Clicca sull' informativa sui cookie (cookie funzionali) per accettare la policy sui cookie di Google Maps e visualizzare il contenuto. Per maggiori informazioni, puoi consultare la dichiarazione sulla privacy di Google Maps.

Seguici su Facebook





Condividi:

CIRCOLO TEATRO DEL MARCHESATO

Piazza Liderico Vineis, 11 - Saluzzo (CN)

E-mail: [email protected]